Le stanze
Stratificazioni di forme, segni, colori, linee fragili di graffito, danno forma a figurazioni archetipiche, idoli forse e, a volte, solo semplici figure antropomorfe, che paiono appartenere a un tempo e a uno spazio indefinito, indefinibile. E’ una trama composita, che si articola in un originale percorso teso tra il nuovo e il più antico; a questi opposti flussi, confluenti l’uno nell’altro, corrispondono poi, nel metodo, due processi creativi apparentemente polari.
L’opera nasce così come “doppio”: alla sua realizzazione su computer corrisponde la realizzazione materica su intonaco, riflesso identico, non per riproduzione meccanica,
ma per distinta e parallela genesi. E in questa polarità di pixel e spatola, di fare creativo rudimentale e ipertecnologico, echeggia una inaspettata prossimità, e ciò che risulta lontanissimo in senso storico, è sovrapposto, combaciante, corrispondente.
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Quei volti, quei corpi sembrano chiedere qualcosa a chi li guarda,
chiedono di potere esistere, di potere essere al di fuori di quegli spazi stretti
in cui sono costretti ormai da troppo tempo,
chiedono di essere ascoltati, riconosciuti, di potersi muovere all'interno
di relazioni, di potere gioire con qualcuno.
Sento che quei volti mi chiedono di dare loro voce per non restare imprigionati.”
Livia Nascimben





