Linguaggio di confine
Di qua c’è lo sguardo che ordina, decodifica, distingue, costruisce, secondo le coordinate della ragione.
Di là, la ragione implode, rimane muta. Si aprono passaggi, fenditure, luoghi dove forme e segni
appaiono come “reperti” disponibili a un dispiegamento di senso.
Ed ecco le “maschere”, griglie intellettuali, coordinate dell’interpretazione razionale, che rappresentano
allo stesso tempo il linguaggio ordinatore della visione e il tentativo del suo superamento.
La maschera è barriera e passaggio, ostacolo e possibilità, nascondimento e scoperta.
E’ punto di vista, prospettiva, geometrica e culturale.
La maschera, nel mentre ci obbliga ad una visione preformata, suggerisce le infinite aperture
a cui la visione può disporsi. Crea così la possibilità di un’interazione, che coinvolge l’osservazione
in un gioco creativo e liberatorio.





