Ciao Adrians,
Ho conosciuto il prof tra i corridoi dell'ufficio educatori a San Vittore, la prima volta mi ricordo di averlo incontrato insieme a Silvia e Livia: Silvia aveva un cappellino di lana lavorato con un fiore colorato sul lato, era bellissima. Livia aveva uno sguardo dolce e comprensivo.
Il prof mi vede e dice: "E tu, con questa faccia da sbarbata, tu non sai un cazzo della vita, che ci vieni a fare tu qui, chi sei, cosa vuoi da me?!Ma chi mi hanno mandato??!!". Subito ho pensato fosse uno stronzo, davvero, mi sono detta "Adesso ti faccio vedere io la sbarbata che voglia di lavorare e farsi conoscere che ha….". Livia mi aveva già incoraggiato via mail, mi aveva detto di non far caso al modo di fare di Aparo, di andare per la mia strada convinta che tutto sarebbe andato bene. Il prof che mi tiene in tesi (si chiama Colucci), dal canto suo, mi aveva consigliato il tirocinio con Aparo sorridendo, pregustandosi il mio imbarazzo quasi.
Il fatto che Colucci avesse riso parlando del mio tirocinio col gruppo mi incuriosiva da morire, mi ero già convinta che questo gruppo avesse qualcosa di umanamente speciale, proprio per la risatina del mio prof.
Quindi non mi potevo certo far intimidire dall'Aparo burbero, ho insistito.
Entrando al gruppo vedevo Silvia e Livia che lo chiamavano prof. Loro sono state il mio principale punto di riferimento, le due figure sulle quali contavo per confidare i miei stati d'animo, i miei dubbi, tutto. Il rapporto che vedevo tra loro e il prof mi piaceva, mi rendeva felice, mi faceva sorridere, mi invogliava al lavoro, volevo farne parte. Si è creata fin da subito confidenza e simpatia con tutti, anche col prof. La mia voglia di aprirmi e di farmi conoscere, unita alla loro propensione all'ascolto e alla voglia di lavorare, ha distrutto immediatamente qualsiasi tipo di ipotetica barriera si potesse frapporre tra me e loro. E' stato talmente naturale che ancora adesso mi ritrovo sbalordita a pensarci. Adoravo i viaggi in metro con Livia, mi piaceva parlare con lei un po' di tutto, scoprirci simili e diverse in ogni discorso. Silvia mi rallegrava con il suo brio, il suo sprint, la sua forza, unite alla sua fragilità e paura prima dei concerti, uno scriciolo da accudire. Il prof mi sembrava ogni giorno di più un uomo di grande cultura, che però non la ostentava, un uomo capace di ascoltare senza giudicare, una persona con cui allo stesso tempo si poteva ridere, fare una passeggiata, piangere, sbagliare. Una liberazione, rispetto alla vita da me vissuta e alle persone da me incontrate fino a quel momento.
Così, senza chiedermi il perché, ho iniziato a chiamarlo prof in ogni occasione.





